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Renato Fiacchini nasce a Roma in via Ripetta 54 il 30 settembre del 1950. Rischia di morire appena nato, ma viene salvato da una trasfusione di sangue (il suo è un gruppo piuttosto raro, lo 0 Rh negativo - titolo anche di una sua canzone del LP "Erozero" del 1979). Il donatore è un sacerdote. Figlio di un'infermiera e di un poliziotto, Renato vive la sua adolescenza nella borgata della Montagnola (esperienza che gli ispirerà la canzone Periferia anch'essa dell'album "Erozero"). Frequenta le scuole fino alla III media dopodiché si dedica completamente alla sua vera passione: la musica, cantare, recitare.

 

Giovanissimo inizia a travestirsi ed esibirsi in piccoli locali romani, assumendo come sfida verso i tanti denigratori (Sei uno zero, è la frase che si sente ripetere più spesso), proprio il nome di Renato Zero. A 14 anni ottiene il suo primo contratto, al Ciak di Roma per 500 lire al giorno. Viene notato da Don Lurio in una delle tante serate spese al Piper, noto locale notturno di Roma. Da qui la scrittura per il gruppo di ballo I collettoni che fa da supporto ad una giovanissima Rita Pavone nel suo show serale.

Registra anche alcuni fortunati Caroselli per una nota marca di gelato. È proprio in quegli anni che nasce l'amicizia di Renato con Loredana Bertè e Mia Martini, trio che spesso girava la penisola in cerca di scritture. Con Loredana fece parte dei Collettoni. Nel 1965 incide i primi brani: Tu, Sì, Il deserto, La solitudine, che non verranno mai pubblicati. Per il primo singolo bisogna aspettare il 1967: Non basta sai/In mezzo ai guai, prodotto da Gianni Boncompagni, anche autore del testo (le musiche sono di Jimmy Fontana), vende 20 copie.

Interpreta la parte del venditore di felicità nel musical "Orfeo 9" di Tito Schipa jr. Lavora come comparsa in un paio di film di Fellini "Satyricon" e "Casanova" e fa parte del cast della versione italiana del musical Hair, insieme, fra gli altri, a Loredana Bertè e Teo Teocoli.

Il personaggio
Ma nell'atmosfera dei tardi anni sessanta che si sta impercettibilmente spostando dalla ingenua fase del beat (1964-67) all'impegno politico post-'68, Renato stenta a trovarsi un'identità. Sarà nei primi anni settanta con l'avvento del glam-rock tutto cipria, lustrini e paillettes che potrà proporre senza problemi il suo personaggio, che poteva sembrare una scopiazzatura dei modelli d'oltremanica e invece esisteva già da parecchi anni senza potersi tradurre in proposte artistiche per la diffidenza che circondava gli artisti alternativi.
 

Questo personaggio provocatorio ed alternativo, che Zero racconterà in pezzi autenticamente all'avanguardia, come Mi vendo (serio e volutamente sfrontato grido di un prostituto felice), Triangolo, Fermo posta e la fin troppo esplicita Sbattiamoci, si fonde e si completa con accorati messaggi anti-aborto (Sogni nel buio, Il cielo), anti-droga (La tua idea, Non Passerà, Uomo no e L'altra bianca, titoli quasi da Esercito della Salvezza) e contro il sesso troppo facile (Sesso o Esse).

Questo sarà ancora più palese nelle composizioni più recenti dell'artista: l'esempio più lampante è l'album Il dono, nel quale si alternano temi sociali (Stai bene lì, Radio o non radio, Dal mare) e spirituali-esistenziali (Immi Ruah, La vita è un dono).

In realtà la forza di Renato Zero è stata quella di aver dimostrato la normalità del diverso: anch'egli come e più degli altri, sembra dire, nutre sentimenti d'amore, di rispetto, di solidarietà e di fede.


Il rapporto col pubblico
E proprio questo lato cattura negli anni un pubblico sempre più numeroso, unico per assiduità ed adesione fideistica, al limite dell'idolatria: i cosiddetti sorcini, termine che alla lunga ha sostituito quello originario di zerofolli, coniato a metà degli anni settanta. Tra Renato e il suo pubblico il rapporto è di amore totale e incondizionato, come può testimoniare chiunque abbia assistito ad almeno un suo spettacolo.

La leggenda vuole che nel 1980 trovandosi a Viareggio mentre si recava in auto al ristorante Da Beppino, assediato dai fan che con i motorini sfrecciavano da tutti i lati, disse: sembrano tanti sorci. Nel 1981 ai suoi fan l'artista dedicò il brano I figli della topa, inserito all'interno di Artide e Antartide, un doppio album che lo stesso Renato considera uno dei più riusciti della sua carriera.

Da quel momento i suoi ammiratori sono diventati sorcini e il cantante, per analogia, il re dei sorcini. Renato Zero è un mito come il fratello Giampiero che gli è stato d'aiuto in tutti i suoi concerti, come ad esempio "MP Zero" dove alla fine del concerto ha fatto sollevare dal pubblico dei cartelloni celesti per interpretare il cielo.

 

 

 


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